Estate e adolescenti: quando sparisce la routine
In estate cambiano orari, abitudini e tempo trascorso online. Ma quando la libertà diventa perdita di equilibrio, è importante saper osservare i segnali.
Marica Malagutti
8/9/20264 min read
L’estate rappresenta per molti adolescenti un momento di libertà. La scuola è finita, gli impegni diminuiscono, gli orari diventano più flessibili e le giornate possono finalmente essere vissute senza la rigidità che caratterizza buona parte dell’anno.
Andare a dormire più tardi, svegliarsi a metà mattina o nel primo pomeriggio, trascorrere più tempo con gli amici, giocare ai videogiochi o utilizzare maggiormente lo smartphone sono comportamenti piuttosto comuni durante le vacanze.
Avere ritmi diversi non significa necessariamente che ci sia qualcosa che non va.
Il punto, però, è capire cosa succede quando la normale flessibilità estiva si trasforma progressivamente nella perdita di qualsiasi punto di riferimento.
Quando cambia il ritmo sonno-veglia
Uno dei primi cambiamenti visibili durante l’estate riguarda il sonno.
Senza la necessità di svegliarsi presto per andare a scuola, l’orario in cui si va a dormire tende naturalmente a spostarsi in avanti. Per un adolescente può essere normale fare più tardi rispetto al resto dell’anno.
La situazione cambia quando il ritmo della giornata viene completamente capovolto: andare a dormire all’alba, svegliarsi nel pomeriggio e concentrare gran parte delle proprie attività nelle ore serali o notturne.
Il sonno, infatti, non riguarda soltanto la sensazione di stanchezza. Una sua importante alterazione può influire sulla concentrazione, sull’irritabilità, sulla capacità di regolare le emozioni e, più in generale, sul benessere quotidiano.
Per questo è utile mantenere anche durante l’estate una certa flessibilità, senza però perdere completamente una struttura della giornata.
Più tempo libero, più tempo online
Un altro elemento molto evidente riguarda l’utilizzo di smartphone, social network, videogiochi e computer.
Quando vengono meno le ore trascorse a scuola, gli spostamenti e le attività organizzate, aumenta inevitabilmente il tempo libero. Una parte significativa di questo tempo può essere trascorsa online.
Anche in questo caso, però, concentrarsi esclusivamente sul numero di ore davanti allo schermo rischia di essere riduttivo.
La domanda più utile non è soltanto:
“Quanto tempo passa al telefono?”
ma anche:
“Che cosa sta sostituendo quel tempo?”
Se un adolescente utilizza molto lo smartphone ma continua a frequentare gli amici, coltivare interessi, uscire di casa, comunicare con la famiglia e partecipare ad altre attività, il dato assume un significato.
Se, al contrario, il tempo online comincia progressivamente a sostituire quasi tutto il resto, allora può essere importante osservare con maggiore attenzione ciò che sta accadendo.
Stare da soli non significa necessariamente isolarsi
Durante l’adolescenza cresce il bisogno di autonomia.
La propria camera può diventare uno spazio personale nel quale ascoltare musica, parlare con gli amici, utilizzare il telefono, guardare una serie televisiva o semplicemente stare lontani per qualche ora dalle dinamiche familiari.
È importante quindi non interpretare automaticamente il bisogno di privacy come un segnale di disagio.
Esiste però una differenza tra scegliere di trascorrere del tempo da soli e ritirarsi progressivamente dalle relazioni e dalle attività quotidiane.
Quello che dovrebbe attirare maggiormente l’attenzione dei genitori non è il singolo pomeriggio trascorso in camera, ma un cambiamento persistente rispetto al comportamento abituale del ragazzo.
Quali cambiamenti osservare?
Più che cercare un singolo “campanello d’allarme”, è utile osservare il quadro complessivo.
Un adolescente può attraversare giornate di maggiore irritabilità, dormire fino a tardi o avere meno voglia di uscire senza che questo indichi necessariamente una difficoltà psicologica.
Può invece essere utile prestare maggiore attenzione quando diversi cambiamenti tendono a presentarsi contemporaneamente e a mantenersi nel tempo.
Ad esempio quando aumenta progressivamente l’isolamento, diminuisce l’interesse per attività che precedentemente erano piacevoli, vengono interrotti i rapporti con gli amici, l’umore appare molto diverso dal solito oppure il ritmo sonno-veglia diventa completamente disorganizzato.
In questi casi è importante evitare sia di minimizzare sia di arrivare immediatamente a conclusioni diagnostiche.
Osservare significa soprattutto provare a comprendere.
Il rischio di trasformare ogni comportamento in un problema
Quando si parla di adolescenti, è facile oscillare tra due estremi.
Da una parte si tende a giustificare qualsiasi comportamento con la frase: “È soltanto l’età.”
Dall’altra, ogni cambiamento rischia di essere interpretato come il segnale di un possibile problema.
Nessuno dei due approcci è particolarmente utile.
L’adolescenza è per definizione una fase di trasformazione. Cambiano gli interessi, le relazioni con i genitori, il bisogno di autonomia, il rapporto con il proprio corpo e il modo di vivere le emozioni.
Per questo motivo non è il singolo comportamento a raccontarci necessariamente come sta un ragazzo.
È molto più importante osservare quanto quel comportamento sia intenso, quanto duri nel tempo e quanto interferisca con le altre aree della sua vita.
L’estate può diventare un’occasione per comunicare
La riduzione degli impegni può rappresentare anche un’opportunità.
Durante l’anno scolastico molte famiglie vivono giornate estremamente organizzate: scuola, lavoro, compiti, sport, appuntamenti e orari da rispettare.
In estate alcuni di questi vincoli diminuiscono.
Questo può creare occasioni di dialogo che durante il resto dell’anno sono più difficili da trovare.
Non necessariamente attraverso grandi discorsi.
Con gli adolescenti, spesso, le conversazioni più importanti nascono in momenti apparentemente ordinari: durante un viaggio in macchina, una passeggiata, una cena o mentre si svolge un’attività insieme.
Il dialogo diventa più semplice quando il ragazzo non percepisce di essere sottoposto a un interrogatorio.
Chiedere come sta, interessarsi a ciò che gli piace e ascoltare senza trasformare immediatamente ogni risposta in un consiglio può aiutare a mantenere aperto uno spazio di comunicazione.
Libertà non significa assenza di punti di riferimento
L’obiettivo dell’estate non dovrebbe essere quello di riprodurre a casa gli stessi orari dell’anno scolastico.
Dormire un po’ di più, fare tardi occasionalmente, trascorrere una giornata senza programmi e avere più tempo libero sono anche parte delle vacanze.
Allo stesso tempo, alcuni punti di riferimento possono continuare ad avere una funzione importante.
Mantenere un ritmo del sonno sufficientemente regolare, avere occasioni per uscire di casa, coltivare relazioni e interessi, svolgere un po’ di attività fisica e vivere alcuni momenti lontano dagli schermi può contribuire a preservare un equilibrio.
Non si tratta quindi di controllare ogni comportamento dell’adolescente.
Si tratta di continuare a essere presenti.
Perché avere meno routine durante l’estate può essere salutare. Perdere completamente ogni punto di riferimento, invece, è qualcosa che merita di essere osservato.
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